Il mio amico emo kid

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Copio integramente un pezzo trovato su City Lights, uno di quei giornaletti tipo Informacittà dalla grafica scadente e pieni di pubblicità, recuperato al Grottino in centro a Vicenza. Ometto per umana pietà il nome dell’autrice e la ringrazio, perché mi ha proprio divertito con la descrizione di questi misteriosi ragazzi emo.

Emo. Quanti ne avete visti in giro? Forse ce ne sono che neanche si accorgono di esserlo. Uno stile dimesso, poco appariscente, leggermente nerd, leggermente incazzato. Emo: in America, più che da noi dove è quasi un fenomeno inconsapevole, la parola ha oramai una valenza sottoculturale precisissima, ed emo kid oggi è quasi un insulto.
Ha attraversato gli anni ‘90, gonfiandosi ogni anno sempre di più, fino a scoppiare e a diventare un’estetica di consumo nei nostri giorni. Camicia e t-shirt, oppure felpa tuta con barre Adidas e zip. Sneakers o Vans. Gli emo hanno il ciuffo stirato a coprire gli occhi, possibilmente entrambi, possibilmente protetti da occhiale a montatura spessa. Non fanno strepito (di stile dodgy, nascosto, si parlava per i fan degli Smashing Pumpkings), si limitano a tenere il muso e a pogare come ossessi anche fuori contesto. L’emo è introverso ma fortemente intriso di sentimentalismi; una malinconia semirabbiosa è il fondo di tutto il suo esistere. Un pacato e asettico anticonformismo è intesa dagli emo come una priorità essenziale.
L’origine della parola è incerta, ma pare chiaro che emo sta per emotional. Lo stile emo nasce nasce dall’underground sonoro della Washington DC degli anni ‘80. Lo chiamavano emotional hardcore, poi condensato in emocore. Rites of Spring, Embrace, Fire Party sono nomi di band sconosciute ai più. Lo stile riesce ad internazionalizzarsi con il successo planetario nei primi anni ‘90 di un gruppo dai toni più soft ed intellettuali, i Fugazi. La parola passa quindi a definire una categoria più ampia di quella che era la marea montante dell’Indie Rock. L’apice del sentire emo lo si raggiunge con la fortuna dei celeberrimi Korn, tra metà dei ‘90 e i primi 2000, un gruppo che appunto combinava le durezze della musica metal agli angelismi vocali del cantante-suonatore di cornamusa Jonathan Davis, che alla tuta Adidas aggiunse la variante del capello con dreadlock.
A conferma dell’orientamento depressivo del genere, c’è la storia di Brian “Head Welch”, il riccioluto guitar-man del complesso: molla tutto e se ne va a Gerusalemme con un movimento fondamentalista cristiano. Allo stesso Davis qualche mese fa hanno diagnosticato una rara malattia epidermica. Emozione.

Posted on Feb 4, 2007 · Filed under Musica, Società

Comments

  1. ngw Feb 4, 2007 · #

    Buona parte son cazzate, l’emotional hardcore è un genere che ha le sue radici nei Minor Threat, ma che c’entra nulla con MacKaye e successivi lavori, è solo uno dei numerosi spunti che il leader dei Fugazi ha dato in 30 anni di carriera. I Fugazi, per la cronaca, sono un gruppo post-rock, con l’emo c’entrano una sega, l’emo è suonato più che altro dalle varie college band statuintensi, è un genere più che abusato e perennemente stereotipato, ed è derivativo fino alla nausea. I gruppi “di riferimento” sono get up kids, boys life, cursive. Sui vestiti stendo un velo pietoso, temo sia una invenzione dell’autore :D

  2. ngw Feb 4, 2007 · #

    Cazzo mi sono perso lo stile “soft” dei fugazi :D
    Il pezzo più famoso di Repeater (’91)

  3. Anonymous Feb 26, 2007 · #

    La storia è confusa…e poi i Korn sono un gruppo Nu Metal…non si capisce na mazza…Misa k non ha capito nemmeno lei qll k ha scritto

  4. andrea Mar 5, 2007 · #

    Al di là del pezzo. Parli di Citylight come di un fogliaccio, cosa che denota una certa ignoranza in materia di scrittura e pubblicazione… Ovviamente è pieno di pubblicità, non potrebbe vivere solo coi soldi che gli passa il comune. ma proprio visto che è una fanzine dell’informagiovani, cioè del comune, considera quanta varietà, quante idee ci sono in queste pagine: fanno scrivere chiunque (fatto di per sè già notevole), purchè proponga una cosa valida e sia in grado di impostare un (buon) discorso. in più ha una grafica originale, per non dire bella. invece della critica sterile, prova a dire cosa non va e cosa si potrebbe migliorare. allora sì ha un senso.

  5. EMO-PALLACH Mar 9, 2007 · #

    ma quante minchiate si riescono a dire in un articolo di un giornaletto di periferia…intanto nn ho capito cosa c’entrano i korn con la emo music?????lo sa solo chi ha scritto sto pezzo e poi l’emo oltre a essere musica è principalmente sentimento credo che con l’emo si voglia innalzare il romanticismo nel punk-rock…che di certo ve ne è molto poco, quindi per essere emo nn credo bastino le 4 cazzatine del ciuffo delle scarpine della felpina sborona ma è principalmente una cosa interiore cosi complesse e articolata che con il semplice verbo è difficile da esprimere

  6. io Mar 15, 2007 · #

    ma ci sn un po di cose confuse..da ciò che dici risulto emo…

  7. Andrea Peltrin Mar 15, 2007 · #

    ma ci sn un po di cose confuse..da ciò che dici risulto emo…

    Ognuno ha la sua croce.

  8. kurt Mar 18, 2007 · #

    AMO LO STILE EMO…IL PRIMO KE DICE KE QUESTO STILE FA SCHIFO O KE è 1 PRESA X IL CULO TRA PUNK E ROCK…LO APPENDO AL MUROOOOOO!!!
    L’EMO è LA COSA + BELLA KE POTEVA CAPITARE NELLA STORIA DELLA MUSICAAA…SN FIERA DI APPREZZARE A PIENO QUESTO BELLISSIMO E POETICO…INTENSO STILE…!!

  9. marti Mar 19, 2007 · #

    ma che cazzata bestialeeeee!!!!
    1)FUGAZI EMO?evvabbè posso pure capire…punk,post-rock qualcosa magari gliela facciamo entrare…ma la cosa che più mi sconvolge è
    I KORN SONO EMO?????????oddio!!!ma daaaai documentatevi un pochino…
    cmq..ragazzi vi consiglio gli hawthrone heights,chiodos,from first to last..questi sono gruppi emo..e molti altri!!

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